Noi siamo migranti, siamo zingari, siamo carcerati, siamo omosessuali, siamo prostitute, siamo lavoratori stabili e precari, siamo tossicodipendenti. Abbiamo mille tratti e mille colori, perché siamo la diversità che incontriamo ogni giorno ed in cui riconosciamo parti della nostra identità.
Il nostro lavoro cerca di essere continuo movimento, progetto permanente. Siamo un cantiere aperto. Aperto a persone, idee, contributi. Amiamo ogni trasformazione che ci aiuti a rimanere coerenti ai nostri principi.
Al cuore della nostra esperienza stanno le emozioni, perché ciò che più amiamo dei libri è il fremito profondo e intenso che regalano quando rivelano frammenti di verità che sembravano nascoste. Crediamo nelle emozioni perché sono rivoluzionarie.
La dimensione che preferiamo è lo scambio di sguardi e parole, il riconoscersi dei volti. Tra di noi e con tutti quelli che vorranno incontrare il nostro lavoro. In questo senso crediamo che sia un valore essere una casa editrice piccola.
Non abbiamo gerarchie. Siamo un gruppo di persone che lavorano insieme accomunati da medesimi principi e ideali stando sullo stesso piano, fianco a fianco.
Le decisioni vengono discusse e prese insieme. Le responsabilità sono per tutti le stesse e vengono sempre condivise. Deleghiamo singoli compiti, mai la responsabilità.
Lo scopo principale della nostra casa editrice è far conoscere le storie che raccogliamo nei libri e favorire la loro massima circolazione. I ricavi che otteniamo vengono impiegati per darci la possibilità di nuove pubblicazioni, ma non siamo interessati all’accumulo dei profitti. La nostra casa editrice, inoltre, è interamente basata su lavoro volontario.
Il nostro lavoro ha una precisa dimensione politica, che cerchiamo di calare nel quotidiano. In questo senso siamo una casa editrice militante. Per noi, come per Lorenzo Milani ed i ragazzi della scuola di Barbiana, il problema degli altri è uguale al nostro. Sortirne tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia.
Ci appassiona lo scandalo di chi non si piega, di chi resta dritto e continua a lottare, di chi tende la mano anziché volgere le spalle in una fuga egoista e solitaria. Siamo schierati dalla parte degli ultimi, di chi non ha voce, camminando in direzione ostinata e contraria.
Lo spirito del nostro lavoro è quello di decidere collettivamente ed insieme lasciare che ognuno abbia la possibilità di scegliere il proprio ruolo e presentare idee e proposte personali. Per questo l’autogestione è la modalità di lavoro in cui maggiormente ci riconosciamo.
Vogliamo essere e restare indipendenti da ogni tipo di circuito e meccanismo che ci possa allontanare dai nostri valori fondamentali. Per essere soggetti di noi stessi.
Crediamo nel valore profondo della condivisione del nostro lavoro e delle nostre idee con esperienze e realtà accomunate dagli stessi valori e passioni. Cerchiamo così di fare rete, di proporci come specchio per altri e di cercare noi per primi specchi in cui riflettere noi stessi.
La nostra casa editrice fonda il suo lavoro sull’etica della responsabilità e sull’etica della prossimità. Prossimità al nostro territorio, alle persone che incontriamo e soprattutto a quegli uomini e donne senza voce che diventano nostri compagni di viaggio scegliendo di mettere le loro storie dentro le pagine dei nostri libri.

Ideato da Laura, realizzato da Gianluca: le navi delle Piagge che salpano... verso il mare... verso un centro...
Processo per “smisurato amore” a don Alessandro Santoro.
Atto unico di Saverio Tommasi con prefazione di Maurizio Maggiani

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